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Timon lepidus

Timon lepidus

[ex Lacerta lepida; sin: Lacerta ocellata]
 
Ocellated lizard, Eyed lizard, Jeweled lizard
 
Classificazione scientifica:
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Squamata
Sottordine Sauria
Infraordine Scincomorpha
Famiglia Lacertidae
Sottofamiglia Lacertinae
Genere Timon
Specie T.lepidus

Daudin [1802]

 
 
 
La lucertola ocellata (Timon lepidus, ex Lacerta lepida) è un rettile appartenente alla famiglia dei Lacertidae, diffuso prevalentemente nelle zone di macchia mediterranea della penisola iberica e lungo la cosa meridionale dei paesi Europei affacciati sul Mar Mediterraneo.
Si tratta del lacertide dell’Europa continentale di dimensioni maggiori, potendo raggiungere gli 80 cm di lunghezza (capo-coda), 1/3 dei quali costituiti dal corpo, e ben 2/3 dalla coda.
Possono praticare autotomia, cioè decidere di staccarsi la coda nel caso venga afferrata da un predatore. La coda poi ricrescerà lentamente ma di minori dimensioni e colori più scuri.
In cattività può vivere dai 10 ai 20 anni.
Animale di robusta costituzione, sfoggia da adulto una livrea verde acceso con svariate sfumature, mentre gli esemplari giovani presentano un colore più scuro, tendente al grigio/marroncino. Crescendo, entrambi i sessi sviluppano macchie blu ben riconoscibili (gli ocelli, da cui appunto il nome) sui fianchi e sulla schiena.
La testa del maschio è decisamente più grande di quella delle femmine, sensibilmente distaccata dal collo dell’animale.
Animale molto territoriale, è assolutamente sconsigliato l’inserimento di due maschi adulti in uno stesso terrario, poiché porterebbe a continui combattimenti per il predominio, fino alla morte di uno dei due esemplari.

Distribuzione e habitat:

Penisola iberica; costa sud della Francia (presenti inoltre alcuni gruppi isolati lungo la costa atlantica); e nel nord-est dell’Italia, più precisamente nell’estremità ovest della Liguria.

La sistematica di questa specie è tutt'ora in discussione; in ogni caso oltre alla sottospecie nominale, sono riconosciute due sottospecie:T.l.nevadensis (BUCHHOLZ, 1963) presente nella zona sud-est della penisola iberica, e la ssp iberica (SEOANE, 1884), situata nella regione costiera nel nord ovest del Portogallo.

T.lepidus è segnalata fino a 2000m di quota in Spagna (Sierra Nevada); nei Pirenei sino a 1300m; in Provence fino a 1350m; in Italia solo fino a 500m.

 

 

In Italia l’areale della specie si presenta molto frammentato, minacciato dalla modifica dell’habitat idoneo -prevalentemente a causa dell’avanzare dei centri abitati e dagli incendi-, dell’uso di pesticidi e da numerosi predatori “non convenzionali”, quali gatti rinselvatichiti e cani randagi.
Da segnalare comunque che i Timon lepidus sono normalmente preda di rapaci diurni nonché di ofidi vari; pare che la sola specie Timon lepidus costituisca fino al 10% dell’alimentazione abituale delle popolazioni di colubro lacertino presenti in spagna.

Per quanto riguarda i territori da colonizzare, si tratta di una specie ben adattabile; si trova in pendii soleggiati, con rocce e cespugli che possano fungere da rifugio, dune costiere e i margini delle aree coltivate.
Gli unici ambienti che non colonizza sono foreste troppo dense, che non permettono loro una corretta termoregolazione, e le zone coltivate, non potendo offrire sufficienti ripari.

Il terrario

Per una coppia adulta meglio non scendere sotto il metro quadro di base, quindi misure maggiori di 130 * 80 cm di base, con un’altezza non minore di 60 cm, visti gli impressionanti salti che questi animali in natura sono in grado di compiere per catturare farfalle e altri insetti volanti.
Uno strato soffice e ben drenante –che potrebbe essere una miscele di sabbia per cantieri e torba- spesso una quindicina di centimetri è ottimale, avendo l’accortezza di mantenere un paio di luoghi umidi che la femmina predilige in fase di deposizione.
La temperatura dovrà essere compresa tra i 20 e i 25 °C, rispettando l’alternarsi delle stagioni, con un basking point che raggiungerà la temperatura di 30-35°C.
E' consigliata la nebulizzazione del terrario ogni 2/3 giorni, preferibilmente il mattino prima dell’accensione delle luci, per imitare la maggior umidità delle ore notturne; nel caso di animali in muta questa operazione si può ripetere più di frequente. In ogni caso una ciotola con acqua dovrà esser sempre presente.

Necessaria la presenza di UV-b, o con neon compatto con emissione comprese tra i 5 e il 10%, o –scelta di gran lunga preferibile- con lampada agli alogenuri metallici abbinata a un neon per l’illuminazione generale del terrario.

Il terrario andrà arredato con legni e cortecce, scalando le quali l’animale potrà avvicinarsi al punto di basking, e grosse pietre, sotto le quali cercherà rifugio. Ottimo a questo scopo sono tegole e coppi.

Outdoor

Timon lepidus è una lucertola robusta ed eliofila, quindi l'allevamento all'aperto potrebbe rivelarsi la scelta ottimale per chi vive in zone con un clima mite: nessuna necessità di riscaldamento, di lampade UV-b, di integrazione vitaminica, e soprattutto la diretta esposizione ai raggi del sole.
Tutti questi fattori hanno portato molti allevatori a realizzare terrari outdoor, ottenendo ottimi risultati con questa specie.

 

Questa scelta andrà però valutata attentamente, in quanto spesso sfuggono alcuni dettagli non trascurabili: gli animali cresciuti all'esterno si disabituano alla presenza dell’uomo e mostrano un comportamento più naturale rispetto agli esemplari allevati in terrario; se i secondi si mostreranno curiosi e interattivi, i primi al contrario saranno più schivi e nervosi.

Bisogna considerare poi che, proprio a causa della maggior timidezza di tali esemplari, non sarà possibile valutare l’esatta quantità di cibo assunta da ciascun esemplare.
Last but not least, il recupero delle uova sarà di gran lunga meno agevole.

NB: Bisognerà offrire un riparo ben isolato che rimanga sempre asciutto.

Alimentazione

In natura la specie in questione consuma insetti, chiocciole e lumache, frutta matura; gli adulti arrivano a predare anche piccoli uccelli e roditori. In cattività non si dimostra quasi mai un animale schizzinoso, arrivando a mangiare praticamente qualsiasi cosa venga loro offerta, magari preferendo gli alimenti di origine animale prima della controparte vegetale.

La loro alimentazione in cattività sarà costituita da blatte, grilli, chiocciole, uova crude; all’aumentare della taglia si potranno inserire tarme della farina e caimani, non indicate per i baby perché troppo chitinosi; all’animale adulto si potrà integrare l’alimentazione con piccoli pezzi di carne NON grassa, pinkie e fuzzies.
Con l’ausilio di camole del miele si riuscirà ad acquisire la fiducia dell’animale, che a questo punto potrà abbinare la vostra figura al “momento cibo”. Si potrà anche porger loro latterini decongelati tramite pinza, con il grosso vantaggio di vedere quanto mangia ogni singolo individuo.
Tra la frutta apprezzata ricordiamo banana, albicocca, fragole, uva, papaya.
Agli animali tenuti in terrario tale dieta andrà integrata con un supplemento di Ca+ vit D3, mentre per gli animali outdoor sarà sufficiente solo una ciotolina contenente Ca puro, del quale andranno a servirsi in caso di necessità.

Dimorfismo sessuale

Il dimorfismo sessuale è molto accentuato negli adulti: il maschio si distingue per la testa larga e massiccia, la base della coda gonfia (poiché contenente gli emipeni) e pori femorali ben sviluppati.
Le femmine invece presentano una testa più piccola, e soprattutto molto meno larga, “in linea” con il collo. Gravide, presentano un corpo molto grosso e dilatato.
Per i giovani invece il sessaggio risulta più arduo; si andrà a tentativi osservando le dimensioni della testa dei piccoli, ma non prima di un mese d’età.

 

Femmina: si noti la testa piccola rispetto il corpo

 

Maschio: testa molto più imponente

 

Femmina; pori femorali piccoli

 

Maschio; pori femorali in rilievo:

 

Riproduzione:

Questa specie in natura ha un periodo di ibernazione che va indicativamente da ottobre a marzo, durante la quale si ritira nel proprio rifugio, che avrà temperature comprese tra i 4 e i 7°C.

In terrario ciò non sarà possibile, a meno di rimuovere gli animali dal terrario e sistemarli in un box in una cantina o un garage che non abbia temperature superiori ai 15°C, nella maniera analoga del “letargo controllato” che si utilizza per le testudo nostrane.

E’ comunque bene osservare una diminuzione della temperatura durante i mesi invernali, rispettando la temperature minime consigliate nel range suscritto.

L’accoppiamento si verifica 1-3 settimana dall’uscita del letargo, una volta che le temperature saranno tornate ai valori ottimali. La copula è molto violenta, con il maschio che bloccherà a terra la femmina, mordendola dietro al collo. Spesso è possibile verificare l’avvenuto accoppiamento osservando le piccole cicatrici che presenterà la femmina in tale zona, almeno fino alla muta successiva.
Circa una settimana prima della deposizione, la femmina comincerà ad aggirarsi inquieta per il terrario alla ricerca di un luogo adatto ad accogliere la uova, provando anche a scavare in più punti differenti. Se in questa fase la femmina dovesse smettere di alimentarsi, non è un problema.

La femmina deporrà dalle 5 alle 25 uova a una profondità di 5/15 cm.
Deposizioni di poche uova sarà ad associarsi a femmina primipare e/o di piccole dimensioni, e anche (forse) dalla maggior latitudine. Durante una singola stagione una femmina potrà effettuare sino a 3 deposizioni.

Le uova andranno incubate in perlite umida (io non la misuro; semplicemente bagno la perlite, scolo l’acqua in più e la utilizzo tale e quale. Ipotizzo valori di umidità del ~80-90%) a una temperatura di 25/28°C, con un abbassamento nelle ore notturne consigliato, ma non necessario.
Le uova schiuderanno dopo 65/100 giorni.

I piccoli alla nascita misurano circa 5 cm, e sono assolutamente autosufficienti. Andranno tenuti su substrato sterile finché non avranno assorbito completamente i residui del sacco vitellino.
Si nutriranno con gli stessi insetti degli adulti, ovviamente di dimensione ridotta, già il giorno dopo la nascita. Non si faranno problemi ad attaccare prede molto grandi, ma in ogni caso è meglio offrire prede di dimensioni adeguate, cioè pari alla distanza tra i due occhi della lucertola.
Sconsigliata la sovralimentazione.

 

Molto importante l’integrazione di Calcio e D3 per i baby in fase di crescita, abbinata a UV-b di buona qualità.
I giovani raggiungeranno la maturità sessuale indicativamente attorno ai 2/3 anni. E’ meglio aspettare 3 anni prima di unire una giovane femmina a un maschio, per scongiurare ogni rischio di distocia.

Legislazione

Timon lepidus, come tutta l’erpetofauna Europea, rientra nelle liste della famigerata Convenzione di Berna.

Tale convenzione ha lo scopo di assicurare la conservazione della flora e della fauna selvatiche e dei loro habitat naturali; integrare la conservazione della flora e della fauna selvatiche nelle politiche nazionali di pianificazione, di sviluppo e dell'ambiente; promuovere l'educazione nonché la divulgazione di informazioni sulla necessità di conservare le specie e i loro habitat. Utopistici, almeno gli ultimi due punti; però c’è e ci tocca tenerla.

Per le specie in questione è vietato:
• qualsiasi forma di cattura, di detenzione o di uccisione intenzionali;
• il deterioramento o la distruzione intenzionali dei siti di riproduzione o di riposo;
• il molestare intenzionalmente la fauna selvatica, specie nel periodo della riproduzione, dell'allevamento e dell'ibernazione;
• la distruzione o la raccolta intenzionale di uova dall'ambiente naturale o la loro detenzione;
• la detenzione ed il commercio interno di tali animali, vivi o morti, come pure imbalsamati, nonché di parti o prodotti ottenuti dall'animale.

A complicare la questione, una situazione tutta Italiana: la Convenzione è stata accettata dallo Stato Italiano, ma la sua applicazione è stata demandata alle singole regioni. Questo ha creato un dedalo inestricabile di leggi regionali differenti l’una dalle altre, tanto che un abitante del Lazio e della Toscana troverà un chiarissimo elenco delle specie protette (=non allevabili ?); un abitante delle Marche non troverà un regolamento regionale che chiarisca la posizione in merito, mentre in Liguria l’elenco sembrerebbe comprendere tutta l’erpetofauna Italiana.


Per approfondire la questione consiglio vivamente la lettura della seguente discussione:

Gli animali infatti sono generalmente venduti con una autocertificazione del venditore, che non ha purtroppo alcun valor legale.

Per evitare spiacevoli conseguenze, un consiglio sempre valido è quello di chiedere anticipatamente presso la forestale E l’ufficio di polizia provinciale di vostra competenza, in modo da scongiurare i probabili scaricabarile tra i due uffici che sicuramente ne seguiranno.

Letture consigliate

Le lézard ocellé, ed. Belin, éveil nature

The lizards of Italy, ed. Chimaira

  • Associazione Apae

    A.P.A.E. - Associazione Padovana Acquariologica Erpetologica
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