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POGONA INTO THE WILD

A cura di Laura Ricci e Giulia Raissa Agnolon

 

La Pogona vitticeps (Ernst Ahl, 1926) è un agamide endemico del centro Australia, vive nell’Outback australiano, ovvero nelle aree interne e remote del continente, lontane dalla costa e per questo aride. L’habitat tipico della P. vitticeps non è il classico deserto sabbioso che molti credono, in realtà varia notevolmente dato che questa specie ha un ampio areale di distribuzione; va da zone arbustive e aride simili alla nostra macchia mediterranea, a praterie dell’entroterra che gli australiani chiamano tipicamente “bush”, fino alle aree semidesertiche e povere di vegetazione del Western Queensland, caratterizzate da terreno rossastro poiché ricco di ferro nella sua composizione.

 

 

Essendo il continente australiano posto nell’omonimo emisfero australe, le stagioni sono invertite rispetto alle nostre: l’estate va da dicembre a febbraio, l’inverno va da giugno ad agosto.

Vediamo in particolare il clima del Red Centre, vicino alla famosa cittadina di Alice Springs: d’inverno si registrano temperature giornaliere che vanno in media dai 3 ai 20 °C, raramente scendono sotto lo zero; d’estate invece le temperature giornaliere sono in media dai 20 ai 40 °C, ma si registrano spesso anche picchi di 45.5 gradi centigradi. Primavera e autunno sono caratterizzate da forti escursioni termiche giornaliere.

Si tratta inoltre di un clima arido e siccitoso, con un livello di precipitazioni che varia di anno in anno ma che in media si aggirano attorno ai 260 mm annui, quindi molto scarse.

 

In base alla differenza di habitat variano anche le abitudini della specie, in aree con vegetazione arbustiva la P. vitticeps ha una tendenza sorprendentemente arboricola ed è un’agile arrampicatrice, mentre in zone come i deserti rocciosi, vive a terra o si nasconde tra la bassa vegetazione delle steppe, utilizzando le rocce come postazioni di controllo del territorio e punti per fare basking. È comune trovarle anche in aree urbanizzate, in particolare frequentano le famose “farms” australiane.

 

Il comportamento dei draghi barbuti in natura è molto interessante, sono stati osservati molteplici pattern comportamentali. Innanzitutto si tratta di rettili molto territoriali, i maschi controllano ampi territori e la gerarchia è determinata generalmente dalla taglia e secondo la legge del più forte. I combattimenti tra maschi cominciano con un rituale di presentazione il cui fine è quello di mostrarsi più grosso dell’avversario, aumentano le proprie dimensioni corporee estroflettendo la barba ed espandendo la cassa toracica; se nessuno dei due viene intimidito, si passa agli attacchi diretti. Il combattimento può essere molto aggressivo ed entrambi i maschi possono riportare alla fine ferite gravi in seguito a morsi e forti frustate date con la coda.

 

Quando si trovano di fronte ad un predatore i draghi barbuti possono adottare diversi meccanismi di difesa valutando prima la pericolosità della situazione e le possibilità di venirne fuori inermi. Possono ad esempio intraprendere una serie di comportamenti finalizzati a comunicare al predatore che non sono delle prede adeguate: aprono la bocca mostrando le gialle mucose presenti all’interno ed estroflettono la barba, allargano la cassa toracica per mostrarsi più grandi e minacciosi, sperando che il predatore creda di trovarsi di fronte ad una preda di dimensioni superiori alle sue aspettative. Tutta via questo atteggiamento non viene adottato se il predatore è troppo grande e non c’è possibilità di intimidirlo, in questo caso le strategie adottate sono due: la fuga (sono infatti velocissimi corridori sulle due zampe in caso di necessità) oppure l’immobilizzazione con lo scopo di non farsi notare e con la speranza che il predatore porti la sua attenzione da un’altra parte.

 

Per quanto riguarda la dieta, questa varia nel corso della loro vita. I piccoli di P. vitticeps sono prevalentemente insettivori, man mano che crescono le loro preferenze alimentari cambiano, fino a diventare prevalentemente vegetivori da adulti. Per limitare il consumo di energie, data la dura vita nell’Outback, utilizzano tecniche di foraggiamento di tipo passivo: non sono cacciatori attivi ma preferiscono stazionare ed attendere che la preda passi davanti a loro e, generalmente, tutto ciò che si muove e che entra nel loro campo visivo è potenziale cibo, per questo motivo, capita anche che si cibino occasionalmente di piccoli vertebrati, e persino di individui della stessa specie.

In quanto rettili, sono animali ectotermi, la loro temperatura corporea dipende strettamente da quella dell’ambiente in cui vivono. Come anticipato, l’habitat in cui vivono le Pogona vitticeps è piuttosto ostile, soprattutto dal punto di vista delle temperature, è un ambiente molto caldo e arido a cui, tuttavia, questi animali si sono finemente adattati. La loro temperatura corporea ottimale è attorno ai 36 °C, temperatura alla quale il loro metabolismo opera in maniera ideale; per raggiungerla più velocemente si scaldano al sole in postazioni rialzate e completamente esposte, come rocce, arbusti, siepi, recinti e qualsiasi sito accessibile gli consenta di avvicinarsi al sole. In concomitanza adottano una strategia per rendere più efficiente la termoregolazione, ovvero espandono la loro cassa toracica in modo da aumentare il rapporto superficie:volume e quindi avere maggiore superficie corporea che assorbe il calore, inoltre cambiano il colore delle loro squame, grazie alla presenza di cromatofori nel derma, che consentono di assumere una colorazione particolarmente scura al fine di attrarre maggiormente i raggi solari permettendogli di scaldarsi più velocemente; raggiunta la temperatura ottimale tornano alla loro colorazione normale.

Un altro comportamento correlato alla termoregolazione è quello di stazionare con la bocca aperta. Quando assorbono troppo calore, aprire la bocca consente l’aumento degli scambi gassosi e la perdita di acqua tramite il respiro e l’evaporazione della saliva.

Nei mesi invernali le Pogona vitticeps vanno in bruma, uno stato di riposo metabolico che dura alcuni mesi. Quando le temperature scendono drasticamente questi si rifugiano in tane scavate, sotto a rocce, o all’interno di qualsiasi anfratto gli possa dare rifugio sicuro per un tempo prolungato.

 

Quando torna la primavera e si ripresentano temperature diurne sufficientemente alte da consentire la riattivazione del metabolismo, i draghi barbuti si risvegliano e comincia il periodo degli accoppiamenti. In questo momento dell’anno maschi e femmine si muovono alla ricerca di un compagno. Quando si incontrano il maschio attua una sorta di rituale di corteggiamento (che possiamo osservare anche in cattività), annerisce ed estroflette la barba e muove la testa su e giù in modo scattoso per comunicare alla femmina la sua dominanza, se questa resta impressionata e decide di concedersi allora procede facendo roteare una zampa anteriore in segno di sottomissione. Al termine dell’accoppiamento i futuri genitori si separano e probabilmente non si rivedranno mai più. Il maschio va alla ricerca di altre compagne disponibili a trasmettere i suoi geni, mentre la femmina a breve cercherà un posto sicuro dove deporre le sue uova. Come sappiamo, le Pogona sono rettili che effettuano ritenzione spermatica: questo significa che le femmine con un solo accoppiamento potranno fare numerose deposizioni, con potenzialità di deporre centinaia di uova. Questo è un fattore molto importante per la sopravvivenza della specie in natura, considerando che solo una parte di queste schiuderanno e solo una parte dei nati riuscirà ad arrivare ad età adulta e riprodursi.

Quando i piccoli escono dall’uovo si trovano a dover essere da subito totalmente indipendenti in quanto per questa, come per la maggior parte delle specie di rettili, non ci sono cure parentali. Dal primo giorno di vita dovranno affrontare la dura sfida per la sopravvivenza nell’Outback australiano.

ALTRE SPECIE DEL GENERE POGONA

Areale di distribuzione di Pogona sp. Fonte: bartagam-nim.skyrock.com

 

Pogona henrylawsoni (Wells and Wellinghton, 1985)

La seconda specie del genere Pogona più comunemente allevata in cattività. Le sue dimensioni sono piuttosto contenute, individui adulti superano raramente i 25 cm di lunghezza; gli esemplari di henrylawsoni hanno un tipico pattern dorsale inconfondibile e sono privi della classica barba estroflessibile delle P. vitticeps. La specie in natura popola le zone centrali ed occidentali del Queensland. In letteratura le abitudini delle P. henrylawsoni selvatiche sono descritte come maggiormente terrestri rispetto a quelle di P. vitticeps e si cita una spiccata aggressività territoriale degli esemplari. In cattività questa aggressività non è riscontrata, al contrario sembrano riuscire a convivere molto bene.

Quando se n’è diffuso l’allevamento la specie era classificata come Pogona rankini, da cui il nome comune Rankin’s dragon, con cui tutt’ora talvolta viene chiamata all’estero (oltre che “Pigmy dragon”).

Per quanto riguarda il loro allevamento, si consiglia di fare riferimento alla stabulazione di P. vitticeps, con la sola differenza che, per via delle ridotte dimensioni delle henry, queste possono necessitare di un terrario più piccolo (dimensione per la coppia 80x50x40h).

Come morph si segnalano solo l’hypomelanistic e il leatherback (quest’ultimo, con molta probabilità, è stato ottenuto ibridando P. vitticeps leatherback  x P. henrylawsoni), mentre, a livello di colore, ultimamente si iniziano a vedere esemplari tendenti all’orange/red, come sono sempre più comuni gli ibridi con P. vitticeps, chiamati “vittikins”.

 

Pogona barbata (Cuvier, 1829)

Le Pogona barbata sono le più grandi del genere Pogona, arrivando a misurare oltre 60 cm di lunghezza. Il loro areale di diffusione è rappresentato dalle zone costiere orientali e sudorientali dell’Australia. Si tratta di sauri dalle abitudini più arboricole rispetto alle vitticeps, ma, per quanto riguarda il loro allevamento in terrario, possono essere stabulati allo stesso modo, soltanto avendo l’accortezza di mantenere il tasso di umidità leggermente più elevato per P. barbata, in relazione al loro habitat in natura; sono inoltre animali che tollerano maggiormente le basse temperature. In Europa la specie è ancora poco allevata, per quanto ci siano state nascite di esemplari CB.

 

Pogona microlepidota (Glauert, 1952)

Pogona endemica di un ristretto areale del Nord-Ovest australiano (adiacenze del bacino del fiume Drysdale, regione di Kimberley). La più piccola specie del genere Pogona, gli esemplari adulti raggiungono infatti dimensioni massime di 15 cm; individui agili e veloci, dall’aspetto slanciato. In letteratura si sostiene che la specie consumi una percentuale maggiore di insetti rispetto alla classica P. vitticeps (dieta con percentuale insetti intorno all’85%).

 

Pogona minor (Sternfeld, 1919)

Di dimensioni fino ai 35 cm, P. minor occupa un areale che si estende dalle coste occidentali dell’Australia al profondo entroterra. Di conseguenza anche le tipologie di paesaggio che popola sono differenti: zone desertiche e semidesertiche, boschi, campi e steppe, per questo motivo è una specie particolarmente adattabile a diversi parametri. Negli ultimi anni si cominciano a vedere anche nelle fiere italiane di settore alcuni esemplari di P. minor in vendita.

 

Pogona minima (Loveridge, 1933)

Le dimensioni corporee sono contenute anche per questa specie, al massimo 30 cm di lunghezza. Popola una zona che si estende dalla costa all’entroterra dell’estremo occidente australiano. La specie si presenta molto simile a P. minor oltre che nelle dimensioni anche nell’aspetto complessivo. Per distinguerle bisogna osservare la testa: Pogona minima possiede una serie lineare di spine situate ad entrambi i lati della nuca, assente invece in P. minor.

Insieme a P. microlepidota, si tratta di una delle specie più protette e rare del genere.

 

Pogona mitchelli (Badham, 1976)

Le P. mitchelli sono Pogona di dimensioni medie, arrivano a misurare circa 40 cm. Popolano l’Australia centro-occidentale e dividono spesso il loro habitat con Pogona minor. Alcuni studiosi sostengono ci siano anche ibridi naturali tra le due specie. In cattività, presso un allevatore australiano, sono nati alcuni esemplari albini che stabulati outdoor sono riusciti a vivere qualche anno, al contrario delle aspettative.

 

Pogona nullarbor (Badham 1976)

Le P. nullarbor sono Pogona di dimensioni modeste, arrivano al massimo a 35 cm di lunghezza, presentano un  pattern molto marcato: lungo tutto il dorso sono presenti delle strisce trasversali più o meno delineate, di colore chiaro che donano alla specie il suo tipico pattern. L’areale di diffusione è estremamente ristretto e consiste nella sola piana di Nullarbor, nonostante ciò questi sauri vivono in habitat diversificati: in foreste di eucalipto, foreste costiere ma anche in zone sabbiose e aride.

 

Fonti:

  • www.reptile-database.org
  • www.ala-org.au  (Atlas of living Australia)
  • Purser, “Bearded dragons”, THF Pubblications, 2006
  • Google images

 

 

  • Associazione Apae

    A.P.A.E. - Associazione Padovana Acquariologica Erpetologica
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